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Archivio Dicembre 2013

#Caterina: vita, scelte e sperimentazione animale

30 Dicembre 2013 2 commenti

Riprendo, ampliandolo, il post pubblicato sabato 28 dicembre, nella mia pagina Facebook.

La vivisezione va abolita, senza scuse. Senza spot promozionali. Senza suscitare pietà nel prossimo. Non serve definirci nazi-animalisti. La ragazza malata in questione, Caterina Simonsen, studentessa padovana,  è diventata tristemente famosa grazie a un video in cui difende strenuamente i test sugli animali per salvare la propria vita. Numerose immagini dove è ritratta con mascherina e respiratore hanno invaso giornali, social network, siti web, televisione, suscitando aspre polemiche, dibattiti e discussioni articolate. Ormai, come si dice in gergo, il suo video è diventato virale. Studia veterinaria (!) ma pensavo fosse iscritta a scienze della comunicazione!

Francamente questa tragedia privata non riesce a suscitarmi alcuna emozione.

Perché decine, centinaia di animali dovrebbero essere sacrificati per lei o altri?

Chi stabilisce quale vita sia più importante? 

Di certo è scorretto insultare qualcuno per esprimere le proprie opinioni, per quanto, farsi riprendere col respiratore, descrivere le proprie sofferenze, esibire un foglio in mano con delle scritte, appaia un po’ provocatorio… se non indecoroso… più che un appello, pare quasi un’operazione di marketing, per quanto estrema. E lascia dubbiosi.

Chi siamo noi per stabilire che la nostra vita è più preziosa di altre?

Per rispetto alle persone più sensibili, non posto le ultime foto di cani, gatti, conigli, scimmie, squarciate e fatte a pezzi senza anestesia preventiva, per finanziare una ricerca che serve solo a far lievitare il conto in banca delle multinazionali del farmaco e dei loro complici, inclusi politici e industriali.

Ad esempio Matteo Renzi ha iniziato a cavalcare l’onda mediatica schierandosi opportunamente con Caterina, lanciando su Twitter l’hashtag #iostoconcaterina, coinvolgendo con il suo tweet tanta gente, che poco o nulla sa della sperimentazione animale e si lascia abbindolare per simpatia o umanità, promuovendo inconsapevolmente uno spot pro-vivisezione.

Renzi twitter

Sono per il rispetto e l’educazione, quindi non condivido gli insulti nei confronti della ragazza, tuttavia, se una persona intende spettacolarizzare la sua malattia, deve anche aspettarsi che qualcuno,  seppur in modo errato, reagisca malamente innescando una reazione a catena.

Una malattia troppo urlata, molto reclamizzata, lascia perplessi.  Ci si chiede da qualche giorno: “Chi c’è dietro?”.

E noi che c’entriamo con la sua tragedia personale?

Immaginate per un istante quante persone giovani e meno giovani siano affette da malattie più o meno invalidanti o incurabili.

Perché questo tam-tam mediatico?

Se l’è chiesto anche Oscar Grazioli, medico veterinario e scrittore, che in un breve post scritto il 28 dicembre su Facebook, ha espresso con pacatezza le sue opinioni, che condivido totalmente. Di seguito lo screenshot.

oscar grazioli

Chi autorizza e pratica la sperimentazione animale e la vivisezione non lo fa per salvare vite umane, è solo business. I centri di ricerca più avanzati hanno in molti casi abbandonato queste tecniche disumane a favore di metodologie più evolute ed efficaci. In ogni caso, il fine non giustifica i mezzi, siamo nel 2014, la medicina dovrà progredire utilizzando altre e più attendibili forme di sperimentazione.

Guardate attentamente il video che segue, risale al 19 novembre 2012… #iostocongiovanna! E ho lanciato quest’hashtag su Twitter, ripreso con mia grande soddisfazione da diverse persone che hanno preso posizione sull’argomento.

Tanto rispetto per Giovanna Bordiga il cui messaggio non è stato ovviamente pubblicizzato, ma grazie alla Rete è saltato fuori e ci permette di contrapporci in modo intelligente alle affermazioni di Caterina.

Riporto di seguito le dichiarazioni della dott.ssa Susanna Penco (fonte: Agenpress), biologa e ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Genova, malata di sclerosi multipla da vent’anni, in replica alle affermazioni della studentessa malata:

«Grazie alle mie conoscenze scientifiche sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il SSN. Se si abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi. Una via per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca;   in  accordo con i miei parenti, ho donato il cervello affinché sia studiato dopo la mia morte. Se c’è un modo di capire le cause, e di guarire anziché curare (guarire gioverebbe ai malati, e anche al bilancio dello Stato, della Sanità, in definitiva dei contribuenti!), dovremmo cominciare a studiare tessuti umani e anche gli organi post mortem. La soluzione migliore è sempre la prevenzione che, finché non sono note le cause, non è attuabile. La dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico (DPhil, Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi) , aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente. L’uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane. Per queste ragioni negli altri Paesi si investe sui metodi alternativi: per esempio, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha finanziato con 6 milioni di dollari un progetto rivoluzionario per la mappatura del toxoma umano, con l’obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali.Insomma, conclude la ricercatrice,non credo che i rimedi ai mali umani stiano nello studio fatto su esseri viventi diversi da noi: e tutto questo lo vivo sulla mia pelle. La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve ne sono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio. Poche storie: non abbiamo visto molto di rivoluzionario, né per la mia malattia, (la sclerosi multipla) né per altre terribili tragedie cui dobbiamo assistere molto impotenti( Parkinson, Alzheimer, SLA, ecc). I farmaci vengono testati sugli animali e gli effetti si vedono: ne vengono ritirati a decine e a volte scappa il morto. La sperimentazione animale, o meglio chi la usa, offre una miriade di illusioni ai malati. Penso che, con le potenzialità che la moderna tecnologia offre, la sperimentazione animale sia un rallentamento del progresso scientifico, anzi, addirittura un ostacolo, altrimenti la Sanità non sarebbe al collasso, a causa delle malattie croniche, i cui costi sono e saranno difficilmente sopportabili. Esiste un Tavolo ministeriale per i Metodi alternativi di cui la gente sa poco: peccato, perché lì potrebbero nascere rivoluzioni copernicane per il futuro dei malati e della Sanità. Eppure la cosa è poco diffusa, poco pubblicizzata. Ne va della nostra salute, e anche dei nostri soldi…»iostocongiovanna

Concludo con una frase di Marguerite Yourcenar, quanto mai pertinente: “Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso. È un ammonimento che suona quasi sovversivo. Facciamoci allora sovversivi: contro ignoranza, indifferenza, crudeltà”.

©2013 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

 

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